Anch’egli lo accolse tra le braccia

 Anch’egli lo accolse tra le braccia

“…anch’egli lo accolse tra le braccia”. (Lc 2,28).

Come si fa a tenere Dio tra le braccia? Cosa sono queste braccia di Simeone?

“…καί αυτός ‘εδέξατο αυτό είς τάς αγκάλας”.

Il verbo δέχομαι (dèkʰomai) presente nel versetto sopracitato nel tempo verbale dell’aoristo (indicante un passato), significa “ricevere, accogliere, accettare, prendere”. Ma sono sempre diversi e variegati i significati che troviamo all’interno di un dizionario greco afferenti ad un verbo.

Scorrendo nella colonna del verbo δέχομαι trovo come ulteriore esplicazione: “reggere all’urto, resistere “.

Ecco, ho capito la sensazione di Simeone mentre prendeva tra le braccia Dio incarnato: ha retto all’urto, lo Spirito che era sopra di lui, gli ha concesso di non crollare a quell’ondata di potenza che stava accogliendo tra le braccia.

Le braccia di quel “vecchio” sono un po’ le nostre vite che spesso non reggono all’urto che crea Dio nella nostra esistenza, che non accolgono quel bambino “scandaloso” perché deboli. Eppure è solo un bambino, è tenerezza, è innocenza, è sorriso, è dolcezza, è gioia.

Il vero urto nel nostro vivere non è il dolore, la lotta, le cattive notizie, ma la tenerezza di Dio, il suo amore. Simeone è retto dallo Spirito e riesce a resistere alla potenza nucleare dell’amore di Dio.