The Big Bang Theory mi ha spiegato Mt 23
“Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati «rabbì» dalla gente”. [Mt 23, 5-7].
Mesi fa mi sono appassionata ad una serie del 2007, ‘The Big Bang Theory’, pellicola nerd dalla comicità cinica, intelligente e fuori dagli schemi. Non avrei mai pensato che una sceneggiatura a sfondo scientifico avrebbe potuto cogliere i miei neuroni letterari e farli appassionare così tanto ai suoi protagonisti. Risate, pianti e riflessioni in queste 12 stagioni viste tutte d’un fiato. Una bella compagnia per una nerd della teologia come me, anche se si parla di atomi, molecole, quantistica e assenza di Dio (sì, questa sit-com parla di fisica, biologia, astrofisica e di ‘ateo religiosismo’), ma ho compreso che il più delle volte sono i contesti neutri e non imbevuti di esegesi a rendermi chiari i concetti e le applicazioni del Vangelo nella mia vita. In uno di questi episodi, infatti, l’irritante antagonista Barry Kripke illustra in modo contemporaneo, la famosa piaga a causa della quale la nostra società, ormai da molti anni, va in cancrena, e per la quale Gesù si innervosiva non con poca veemenza: l’ ipocrisia. Un adattamento millenial del passo evangelico di Matteo 23 in cui il Nazareno denuncia il buonismo, la falsità e il buon viso a cattivo gioco di chi dice e non è, di chi sorride e poi ti pugnala, di chi, per garantirsi una posizione e una reputazione, mostra un’affettazione machiavelliana sempre più accentuata. Nella scena (in allegato) è mostrata con estrema naturalezza e disarmante schiettezza la normalità nell’assumere tale comportamento, come se fosse prassi, regola e fondamento deontologico. Quanti sorrisini e complimenti di circostanza abbiamo visto e sentito, o fatto o ricevuto e siamo rimasti in silenzio perché purtroppo “è così che va”? I social hanno acuito questo fenomeno: commenti, foto, stories patinate di buonismo fino alla nausea per poi scoprire che Tizio non sopporta quel Caio a cui ha dedicato parole di tale brillantezza che neanche il miglior detersivo per capi bianchi saprebbe fare. La passione con la quale Gesù si scagliava contro gli ipocriti del suo tempo era tanto forte quanto questa malattia, quasi ontologica all’uomo. Il male dei mali, credo. La paura di non godere dei primi posti o delle buone parole del mondo è più forte della purezza e della libertà di essere sé stessi, perché oggi ci insegnano che ‘siamo’ in virtù di ciò che facciamo, dimenticando che arriviamo a svuotarci e a maledire la nostra personalità. Spesso vengo rimproverata di non avere filtri, di dire ciò che penso, di essere ‘troppo sincera’ rischiando di compromettere rapporti lavorativi e di convenienza, ma ho compreso che ciò che sono non dipende da ciò che faccio ma da ciò che scelgo. Ho compreso che bisogna lavorare sul proprio talento e sulla propria intelligenza, sul proprio cuore e sulla propria passione per arrivare dove si vuole arrivare, senza sgomitare o asservire a chi di ruolo in quell’ambito. Discorso troppo ideologico? Non credo che una serie scientifica e cinica che guarda con ironia ogni forma di assoggettamento avrebbe sottolineato questo aspetto facendolo balzare all’occhio del fruitore come cosa negativa e ridicola! In un mondo di Barry Kripke io scelgo di essere un po’ Sheldon Cooper.