“Torneremo a scorrere…”. Storia di un cuore che non si arrende perchè…”Ci sono molti modi”!

 “Torneremo a scorrere…”. Storia di un cuore che non si arrende perchè…”Ci sono molti modi”!

Ci sono frasi che ti beccano alla sprovvista.
Non sai se ti stanno parlando… o se ti stanno sgridando.

“Perché quando il dolore è più grande… poi non senti più.”
(Da “Ci sono molti modi” degli Afterhours) è una di queste…
Non tanto per la musica, quanto per quello che mi ha smosso dentro.

Perché diciamocelo: a volte non è l’amore per gli altri a mandarci in crisi.
È l’amore per noi stessi che ci incastra.
Quella strana, assurda, continua battaglia con la nostra immagine allo specchio.

Ci facciamo male senza far rumore.
Ci giudichiamo senza pietà.
Ci parliamo male, ci carichiamo addosso tutto, anche quello che non ci spetta.

È lì che nasce il nostro inferno personale:
un luogo invisibile dove si scontrano aspettative, ferite e stanchezze.
Un cuore (“eroe del mio inferno privato…”) che, purtroppo, a volte non si lascia più amare nemmeno da se stesso.
E allora sì, succede: quando il dolore è troppo… non senti più.
Si spegne qualcosa.
Come un interruttore, come una difesa automatica.
Non è depressione, non è tragedia: è quella sensazione sottile di essere scollegati da sé.
Fare, dire, pregare, vivere… senza sentirsi mai davvero interi.

Ma poi, anche solo per un attimo, può succedere qualcosa.
Una carezza ricevuta senza merito.
Una parola buona.
Una preghiera che ti esce dalla gola come un respiro, non come un dovere.
E dentro, piano piano, torna a scorrere qualcosa.

“Torneremo a scorrere.”
Mi piace questa immagine.
È una promessa.
Non fatta a qualcun altro, ma a me stesso.

Perché amare gli altri è bellissimo. Ma imparare ad amare se stessi è difficile.
Eppure necessario.
Amare se stessi vuol dire accettarsi anche quando si è fermi, rotti, in ritardo.
Vuol dire saper stare in compagnia del proprio caos, e non scappare.
Vuol dire credere che Dio ti abiti anche quando non ti piaci.

L’amore vero – anche per sé – non è perfezione. È pazienza.
È cura. È presenza. È il coraggio di attraversare l’inferno personale con la certezza che non sarà per sempre.
Che qualcosa, prima o poi, tornerà a scorrere.

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